LA PRATICA: L’AMBIENTE DI PRATICA

“In quanto al luogo di pratica, si addice bene un cortile erboso o un locale spazioso, arieggiato e soleggiato. Si evitino luoghi freddi, stantii, umidi e attraversati da forti correnti d’aria.”

YANG CHEN FU

“La mente è il comandante. Ch’i è il segnale, la vita è lo stendardo direzionale”

WU YU XIAN

“A una mente tranquilla, l’Universo si arrende”

CHUANG TZU

Queste tre frasi sembrano completamente scollegate ma in fondo riguardano sotto un certo punto di vista quello di cui parleremo in questo articolo. La prima, tratta dal lavoro del Maestro Yang Chen Fu è semplicemente un consiglio su dove praticare, la seconda riguarda l’impostazione dei gradi di comando nell’esecuzione delle tecniche di Tai Chi Chuan Dove si afferma chiaramente che la Mente ha un ruolo predominante su gli altri “sistemi”, la terza, infine, riguarda un’ aforismo Taoista dove il grande filosofo Chuang Tzu afferma che la tranquillità mentale può trascendere ogni cosa e tra le righe (anche se è solo una) ricorda che solo con la giusta impostazione mentale si possono raggiungere “alte vette”.

Quindi in fondo l’unica che riguarda veramente “L’ambiente di pratica” è la prima, ma che cosa intendiamo con questa dicitura, che cos’è l’ambiente se non quello che percepiamo con i nostri sensi, e tali percezioni dove si ripercuotono se non sullo stato mentale, e, dato che esso governa la nostra pratica, dovrebbe essere la cosa a cui più prestiamo attenzione. Per questo è importante che nessun esercizio, che sia di Chi Kung o di Tai Chi Chuan e ancora di più se parliamo di pratiche meditative, venga eseguito come mera ripetizione di una tecnica ma sempre ponendo attenzione anche ai particolari e non solo riguardo all’esecuzione; la preparazione (che essa sia costituita da tecniche respiratorie, auto-massaggio,ecc…), l’ambiente di pratica, la scelta della “giusta pratica” (se il nostro bagaglio ce lo permette) in base anche alle nostre condizioni Psicofisiche ed energetiche (per queste ed altre considerazioni è bene in mancanza di esperienza chiedere a chi ci insegna) sono tutti fattori essenziali perché la pratica si svolga correttamente cioè in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.

Detto questo analizziamo i fattori che intervengono in questa rete di percezioni:

La quantità di luce

Innanzi tutto bisogna ricordare che la nostra visione non è una semplice registrazione dell’ambiente che ci circonda ma, tramite gli occhi, noi raccogliamo una serie molto ampia di informazioni che vengono successivamente inviate al cervello per essere elaborate e trasmesse alla coscienza questa è in effetti quella che chiamiamo percezione visiva. Il termine percepire in effetti significa apprendere con la mente e deriva dal latino percìpere che significa raccogliere. Il nostro cervello infatti registra, raccoglie, organizza, rielabora e memorizza i dati delle percezioni sensoriali.

Da qui capiamo che la vista è soprattutto un attività mentale, cosa che d’altronde riguarda tutti e cinque i sensi, questo ancora di più quando la nostra vista si focalizza su un oggetto. Bisogna infatti distinguere quella che viene definita ricezione passiva, quando cioè lo sguardo vaga senza un fissare nulla in particolare, da quella attiva, quando cioè il nostro sguardo si focalizza su qualcosa. Ovviamente nella vita di tutti i giorni è la seconda a prevalere, tutte le volte che focalizziamo la vista su un oggetto i dati attivano anche altre zone del cervello oltre a quelle reputate alla vista, qui si parla di percezione visiva cosciente. Durante la fase appena citata le informazioni inviate dall’occhio vengono infatti elaborate anche dalla parte delle aree del cervello reputate agli altri sensi, inoltre assoceremo a livello mentale quelle informazioni a qualcosa nella nostra memoria (è noto che se in mezzo a una serie di forme indefinite poniamo una forma geometrica definita, un quadrato ad esempio, la nostra mente sarà subito attirata da quella forma rispetto alle altre), e quest’insieme di componenti forma il nostro giudizio, da questo può scaturire eventualmente una reazione psicologica o emotiva.

Anche per questo, ad esempio, si raccomanda durante l’esecuzione delle forme di Tai Chi Chuan uno sguardo assente e perso, proprio per evitare di attivare la percezione visiva cosciente e tutte le reazioni conseguenti. L’intenzione mentale (I) deve essere infatti incentrata completamente sulla pratica.

La quantità di luce nella stanza o nell’ambiente sarà un’ottimo sistema per “ingannare” le nostre percezioni mentali e indurle a rimanere nella zona di influenza della percezione passiva. Innanzi tutto bisogna ricordare che l’uomo è un animale prevalentemente diurno e anche se oggi stile e i ritmi di vita spesso ci inducono ad andare contro i nostri bioritmi, possediamo ancora una parte ancestrale che regola la nostra quantità di attività in base alla quantità di luce ed in effetti è risaputo che un ambiente con una luce calda e lieve è eccellente per il rilassamento non a caso i centri benessere spesso propongono ambienti del genere, tuttavia non è bene praticare completamente al buio ( a parte quando si eseguono alcune tecniche meditative), questo infatti, se non si è abituati, può provocare uno stato di ansia; in fondo al giorno d’oggi l’uso della vista è sicuramente squilibrato rispetto agli altri sensi e quando non possiamo usufruirne ormai non siamo più in grado di integrarne la mancanza.

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Inoltre l’abbassamento della quantità di luce favorisce un risalto minore del contrasto, noi siamo attirati naturalmente dai colori che contrastano fortemente con lo sfondo, e questo lo sa bene chi si occupa di grafica o marketing. L’abbassamento del contrasto porta le figure delle sfondo ad avere margini meno definiti particolare che gioverà per i motivi sopraindicati.

Noterete ovviamente, se praticate in ambiente naturale (bosco, ecc….) che tutte queste indicazioni possono essere in parte trascurate, tuttavia non dobbiamo dimenticarci che noi siamo, o per lo meno dovremmo essere , naturalmente in armonia con il mondo naturale per cui difficilmente la “forma” dell’ambiente circostante ci sarà di intralcio ma anzi favorirà la pratica; bisogna comunque ricordare che non è bene praticare in piena luce nelle ore centrali del giorno specialmente nei periodi “caldi”, sia per alcuni fattori fisici come il surriscaldamento e la disidratazione, ma anche per alcuni fattori energetici: le grandi forze naturali, che spesso gli indiani definiscono come Bhaga o Bhagavan equiparandoli quasi o del tutto a divinità (come ad esempio l’Himalaya o il Fiume Gange o lo stesso Sole) spesso sono immensi bacini energetici in continuo interscambio con l’ambiente circostante e, dato che nel Chi Kung e nei sistemi di Tai Chi Chuan spesso annulliamo le barriere tra “interno” ed “esterno” rischiamo di assorbire troppa energia e sovraccaricarci. Ricordate che è nella Via di mezzo la giusta direzione per cui un eccesso di energia è negativo ne più ne meno di un difetto; se volete provate a praticare Tai Chi Chuan davanti al mare agitato o in tempesta magari verso sera,e se la vostra pratica sarà corretta, potreste trovare ad esempio alcune difficoltà nel prendere sonno .

Il Rumore e i Suoni

Procediamo verso il secondo punto di quest’analisi, quello riguardante il suono in sottofondo alla nostra pratica.

Il suono o il rumore (intesi come vibrazione) sono sicuramente la stimolazioni sensoriali che più si avvicinano alle percezioni “sottili”. Non a caso in tutte le tradizioni, di solito, vi una più o meno forte presenza del suono. Infatti dai culti animisti primitivi ai sofisticati Mantra della tradizione YOGA il suono rappresenta un rafforzamento delle pratiche, siano esse di carattere religioso o mistico; non a caso in molte religioni appunto la “Parola” è l’alchimia che dà inizio alla creazione. L’effetto del suono nondimeno si ripercuote sulla mente influenzandola su più piani: innanzi tutto la mente stessa rappresenta un energia vibratile secondo le concezioni metafisiche orientali e quindi risente delle “onde sonore” a livello di “Energia mentale” , qui entra in scena un argomento rappresentato dalla qualità del suono intesa soprattutto non come purezza o nitidezza ma come frequenza. Quest’ultima, come ci insegna la pratica indiana del Mantra, è importantissima se si vogliono avere risultati specifici in un dato ambito di pratica; tuttavia questo tipo di ragionamento è più adatto a chi è già esperto e visto che l’articolo è rivolto soprattutto ai neofiti non scenderò in ulteriori particolari sull’argomento.

Tornando in ambiti meno metafisici non bisogna dimenticare l’effetto del suono sulla mente cosciente, qui, infatti entrano in gioco meccanismi non dissimili da quelli presentai nella sezione precedente, esiste anche in questo caso una netta differenza tra il suono percepito in maniera latente (la ricezione passiva di cui abbiamo parlato prima per intenderci) e quello su cui invece ci focalizziamo che, come nel caso precedente, attiva una serie di meccanismi mentali più o meno complessi che ovviamente sono un male per la nostra pratica.

Riassumendo, il suono può essere anche per il principiante un eccellente aiuto ma anche un pessimo compagno. Per la vostra pratica potete secondo me seguire due strade:

La prima è il silenzio, in fondo non c’è nulla di meglio della pratica nel silenzio, essa ci permette di eliminare lo sforzo di concentrazione nel non curarci del sottofondo (non essendo presente) e, specialmente durante le pratiche meditative, di andare veramente a “spegnere” la mente cosciente in favore di strati più profondi. Il silenzio è il migliore se non l’unico ambiente, almeno all’inizio, per affrontare le meditazioni più complesse, non a caso all’interno dell’opera “Yogasutra” di Patanjali le tecniche di Pratyahara Yoga (privazione dei sensi) sono esposte subito prima rispetto a quelle di Dharana Yoga (concentrazione). Detto questo sembrerebbe che il silenzio sia in assoluto il migliore dei sottofondi ma il principiante deve fare attenzione. La mente che non è abituata alla concentrazione tenderà a essere poco controllabile, non a caso secondo il Buddhismo la mente umana è come una scimmia e salta di liana in liana senza mai fermarsi, così noi saltiamo di pensiero in pensiero senza mai fermarci; per questo il principiante potrà avere delle difficoltà nel rimanere concentrato su quello che sta facendo mentre mille pensieri affollano la sua mente, qui entrano in gioco i suoni.

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Durante la pratica, indistintamente se si tratti di pratiche statiche o più attive, la musica può essere un valido aiuto per porre e mantenere la mente nel giusto stato. Io consiglio una musica molto dolce ,senza picchi ne troppi cambi di ritmo; in fondo deve essere un sottofondo. Se il volume è troppo alto o la musica troppo coinvolgente il cervello si focalizzerà su di essa e questo ci riporta ad argomenti già trattati in precedenza; per la stessa ragione sconsiglio brani conosciuti poiché andremmo subito a stimolare la zona del cervello reputata alla memoria, stessa cosa vale per le “canzoni” in lingua madre; conoscendo le parole ovviamente andremo anche inconsciamente a far lavorare parti del cervello legate alla fonetica e al riconoscimento dei termini, inoltre rischiamo di “seguire la musica o le parole” e prestare meno attenzione al corretto svolgimento della pratica. Le compilation che si trovano in commercio sono a questo proposito da vagliare molto attentamente, infatti spesso sono composte da persone esterne alla pratica che , per ragioni di marketing dimenticano il fine di tali opere, a questo proposito mi sento di consigliarvi, se riuscite a trovarli, una serie di CD editi dalla Red! parecchi anni fa, la collana si chiama “Altri Suoni” e presenta al suo interno alcune “chicche” molto interessanti come “Musiche del Tao Te Chin”, “Meditazione e Chakra” e “Suoni Subliminali” , opere veramente dedicate al miglioramento della pratica e di grande giovamento anche a chi è già esperto.

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Una menzione particolare va fatta riguardo alla pratica del Tai Chi Chuan, un grande maestro: Wu Yuxian, uno dei creatori dello stile Wu/Hao, afferma: La mente deve sempre essere concentrata verso lo spirito (Shen), non sul Chi!. Questo concetto è molto chiaro al praticante esperto, infatti un eccessivo lavoro della mente cosciente nel ricercare i percorso del Chi o la perfezione nel movimento possono provocare fenomeni di eccesso (come quando corrughiamo la fronte per concentrarci di più), questo oltre a sfavorire la circolazione del Chi sicuramente porterà ad un irrigidimento del movimento delle gambe specialmente e ad un suo squilibrio andando contro i principi : “Tutti i movimenti nascono da I [intenzione mentale], non dalla forza muscolare” e “Se tempi e posizione corretti non sono rispettati, il corpo diventerà disordinato e non ci si muoverà come un tutto integrato; la ragione di questo difetto deve essere cercata nelle gambe e nella vita” enunciati da Zhang San Feng nell’opera “Tai Chi Chuan Chin”. Per questo è utile a volte portare la mente a “distrarsi” verso qualcos’altro, come la musica, che tra l’altro se scelta con la giusta attenzione sarà uno strumento utile per sciogliere il movimento e, a tratti, nei primi anni di pratica può essere seguita anche con la mente cosciente per brevi periodi, questo anche se contraddice in parte quello detto in precedenza è uno strumento utile a chi si concentra troppo sul movimento muscolare per scaricare parte dell’attività mentale ; ovviamente la pratica in tal senso deve essere presa come un estremo tentativo di correggere un comportamento sbagliato, e una volta che il movimento si è sciolto deve essere assolutamente abbandonata.

Chiudo questa parte dedicata al suono con un importante precisazione, ogni pratica rappresenta senza dubbio un percorso in divenire, che oltre a riguardare il benessere deve favorire l’evoluzione personale, questo significa che la musica o comunque il sottofondo devono essere solo uno strumento che cui aiuti nella pratica, non deve assolutamente succedere che :”non riesco a praticare senza musica” poiché questo segnerebbe un netto STOP nell’evoluzione di noi stessi e del nostro percorso, per cui usatela con parsimonia e ricordate se vi accorgete che essa si lega troppo alla vostra pratica preferite, magari solo per un periodo, il silenzio.

La scelta del luogo

All’inizio di questo articolo il M. Yang Cheng Fu é molto preciso per quanto riguarda la scelta del giusto luogo in cui praticare, questo sicuramente é volto a dare all’allievo indicazioni su come porre la mente a suo agio e pronta ad un corretto approccio alla pratica! Tuttavia giá nelle parti precedenti ci siamo soffermati su questo aspetto, ora vorrei invece soffermarmi su un altra importante considerazione che spesso purtroppo passa in secondo piano……….

Quando pratichiamo qualsivoglia sistema metafisico orientale dovremmo sempre ricordarci che ci stiamo a tutti gli effetti confrontando con una visione della realtá diversa da quella a cui siamo abituati; per non entrare troppo nello specifico chiameremo questa concezione “Teoria dei corpi energetici” . Questa teoria metafisica é accettata ed é la base dei principali sistemi orientali ( Yoga,Chi Kung, Meditazione ecc…..). In breve questa teoria vede la realtá come una serie di strati energetici sovrapposti partendo dalla grezza materia ( per chi infatti non lo sapesse anche la materia é considerata un tipo di energia) passando per strati via via più sottili ( chi o prana, mente) fino ad arrivare all’assoluto ( spirito).

Questo significa in parole molto povere che il “sistema Uomo” è un insieme di queste energie ed é in un continuo interscambio con gli altri sistemi che siano essi animali, vegetali, batteri e anche ciò che appartiene al mondo inanimato, tutto è permeato di energia ed in continuo interscambio con tutto. Durante la nostra pratica , inoltre, amplifichiamo queste relazioni tra le varie energie e più sará alto il nostro livello più saremo coscienti di essere in un continuo rapporto con esse fino ad arrivare a capire che la divisione è solo un illusione. Tali considerazioni non possono non portare ad una riflessione sul luogo in cui pratichiamo, cercheremo ora di analizzarlo dal punto di vista dell’energia Chi ( o prana nella concezione indiana).

Come già detto il Chi (o Prana) permea ogni cosa ed è in una continua interrelazione con il “sistema uomo”; quest’energia ovviamente non è distribuita uniformemente ma varia a seconda del sostrato a cui ci riferiamo. La prima riflessione a cui saremo naturalmente portati è semplicemente che il luogo dove l’energia è più forte è l’ambiente naturale, questo è vero almeno in parte, in effetti esso è in equilibrio con le forze universali e quindi non devia o sminuisce l’energia ma la lascia scorrere al suo interno e addirittura è plasmato da essa. Bisogna però fare attenzione all’ambiente a cui ci riferiamo non in relazione assoluta riguardo l’energia ma più che altro riguardo al nostro livello e tipo di pratica ; prendiamo come esempio la pratica del Tai Chi Chuan. Essa stimola e muove molto il “Vento interno” legato all’energia del fegato; assumendo che le energie simili si comportano similmente dovremo stare attenti a non praticare in luoghi particolarmente ventosi o con forti correnti d’aria per evitare che questo “Vento esterno” (non dimentichiamo che stiamo sempre parlando di energie) spesso dannoso penetri all’interno e vada appunto a ledere il normale scorrere dell’energia in taluni punti, questo è soprattutto il motivo per cui si sconsiglia di Praticare Tai Chi Chuan in luoghi particolarmente ventosi specialmente in primavera dove l’energia del fegato è più vulnerabile.

Per quanto riguarda le altre indicazioni del M° Yang Cheng Fu non bisogna dimenticare che quando pratichiamo, specialmente il sistema YANG, apriamo alcuni canali verso l’esterno; i grandi maestri tra cui il mio ripetevano spesso che comprendere il Tai Chi stile YANG vuol dire sentirsi come un “tubo vuoto” immerso in una piscina e questo rende molto l’idea dell’interscambio a livello energetico che avviene durante la pratica quindi se durante la stessa si entra in contatto con alcune energie malevole legate all’umidità ecc… si potrebbe ottenere un effetto contrario a quello desiderato per questo motivo il locale o il luogo della pratica è bene sia arieggiato e salubre. Questo oltre che un discorso di tipo energetico (migliore è la qualità dell’aria migliori sono la qualità e quantità di energia che troviamo al suo interno ) riguarda anche il grado di ossigenazione ; ricordiamo infatti che il respiro è una delle prime “chiavi” che ci permette di accedere e muovere il Chi e un’aria ricca di ossigeno è sicuramente di grande aiuto in questo senso specialmente perchè rende più semplice rallentare il ritmo respiratorio. La gran parte di queste ultime considerazioni ovviamente si può riferire alla maggior parte dei sistemi di Chi Kung.

Per quanto riguarda invece i sistemi meditativi, anche se le considerazioni sviluppate sopra li riguardano certamente, non bisogna tralasciarne alcune accessorie.

E’ indubbio che una parte importante della meditazione stia nell’espansione della coscienza intesa come energia mentale ed ovviamente, visto che ogni strato energetico influenza quelli contigui e soprattutto quelli inferiori, avremo anche un espansione dell’energia cosa che non è sicuramente nuova a chi ha avuto esperienze nello studio di quelle che in occidente vengono definite Aure; grazie a quest’espansione a livello Mentale/energetico( Chi) andremo ovviamente a “miscelare” (sono ben cosciente che il termine non è corretto ma lo userò qui per mera comodità) queste con quelle dell’ambiente circostante. A questo punto bisogna fare particolarmente attenzione, infatti non tutte queste energie sono ben accete durante la pratica o per lo meno è meglio evitarne (schermarsi contro) alcune qui in particolare, mi riferisco ai luoghi particolarmente inospitali all’uomo quindi in particolare eccessivamente freddi o umidi per capirci Paludi, montagne nella stagione invernale, grotte. Dopo quest’osservazione qualcuno sicuramente balzerà sulla sedia ricordando grandi mistici e asceti trovare la propria realizzazione spirituale proprio in luoghi come questi, questo ci riporta però ad una considerazione precedente: non tutti sono allo stesso livello di pratica. Prendendo coscienza di questo sicuramente tali affermazioni sono più “digeribili”. Ognuno di noi dovrebbe infatti praticare in un luogo consono al suo stato di avanzamento nella pratica quindi se all’inizio è meglio preferire ambienti confortevoli con magari dell’acqua corrente ed una flora/fauna non troppo “selvaggia” (permettetemi il termine), poi, con la progressione del nostro livello sarà addirittura necessario cercare taluni luoghi dove le condizioni sono maggiormente anguste anche semplicemente per metterci alla prova. Un ultima considerazione va fatta ritornando al concetto di espansione della coscienza, non bisogna infatti dimenticare che alcune pratiche specialmente legate ai sistemi meditativi ( che siano essi di matrice cinese o indiana) portano la nostra coscienza/energia a perdersi completamente con l’ambiente che ci circonda abbattendo quello che per comodità chiameremo con la parola occidentale EGO, ricordiamoci che in questo caso; se la nostra concentrazione sarà salda e la nostra pratica di un livello abbastanza elevato anche l’ambiente intorno a noi, specialmente a livello di fauna, tenderà a non vedere alcuna distinzione tra noi e “tutto il resto”; da una parte questo porta a fantastiche esperienze di congiunzione con l’ambiente naturale ma attenzione bisogna sapere a che cosa si va in contro per non avere spiacevoli sorprese.

Per esempio anche solo praticare meditazione su un prato, magari sdraiati (in quella che nella pratica dello YOGA viene chiamata posizione Savasana) può riservare sorprese a volte sgradite se non siamo preparati; spesso infatti queste pratiche se eseguite nel giusto modo portano ad un espansione del nostro IO contingente ad una sedazione della nostra mente cosciente, questo si ripercuote ovviamente anche a livello energetico. A questo punto inizieremo ad essere in “armonia” (intesa come equilibrio) con le forze che ci circondano.

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Qui potrebbe accadere che le creature che abitano l’ambiente circostante non trovino più differenza tra noi e il sostrato (nel nostro esempio il prato) che ci circonda smettendo di evitarci come di consuetudine. Questo stato può portare ad esperienze veramente magnifiche ma attenzione, se non siamo preparati può anche rivelarsi un esperienza poco piacevole anche solo per il fatto di sentirsi camminare addosso insetti di vario genere specialmente se già siamo diffidenti verso di loro. A me, ad esempio, è capitato di trovarmi con un ragno su un occhio e mantenere concentrazione in quel caso non è stato per nulla semplice (questo esempio è ovviamente rivolto a chi è all’inizio del suo percorso, per i più avanzati può, ad esempio, capitare inoltrandosi nel bosco di entrare in contatto con una fauna decisamente più “grande” come cinghiali ecc…..). Con questo voglio semplicemente dire, non di evitare talune pratiche, ma di eseguirle con una mente preparata, cioè al momento propizio quando il nostro grado di concentrazione e il  nostro livello saranno adeguati.

Detto ciò non bisogna dimenticare certo l’influsso delle specie (specialmente vegetali) vicino a cui andiamo a praticare; su questo argomento tuttavia non mi dilungherò data la già ampia letteratura dedicata se non per un avvertimento che mi fu dato dal mio maestro; non praticate vicino ad un fico ( del genere Ficus Carica ) esso tende ad assorbire grandissime quantità di energia dall’ambiente circostante quindi invece di ricaricarvi potreste terminare la vostra esperienza particolarmente spossati.

 

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Per chiudere vorrei ricordare che l’ambiente naturale è sicuramente il migliore per la nostra pratica e almeno una volta ogni tanto bisognerebbe avvicinarsi ad esso per comprenderla a pieno ma esistono anche altri luoghi, creati dall’uomo, che fatti “ad hoc” per lo scopo, tendono ad incanalare particolari tipi e quantità di energia/e; mi riferisco ovviamente a templi o scuole, luoghi coniati appositamente ad esempio attraverso sistemi quali il Feng Shui cinese o altri. Non bisogna tuttavia dimenticare che queste arti (Feng Shui ecc…) necessitano di un profondo studio ed un eccellente conoscenza delle relazioni energetiche per cui non vanno fatti ala leggera solo perchè magari abbiamo letto qualcosa sulla rivista di turno.

Nonostante ciò che si è detto fino a qui ricordate che al centro resta comunque la pratica quindi sarebbe bello avere un giardino Taoista sempre a nostra disposizione o poter praticare sempre in natura ma se l’unico momento in cui ne abbiamo l’occasione è la pausa pranzo al lavoro magari sul terrazzo dell’ufficio in pieno centro; certo non sarà la stessa cosa ma sicuramente ne trarremo beneficio.

BUONA PRATICA!

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